venerdì 14 settembre 2018

L’IDENTITA' DEL LUOGO (Place identity) Come viviamo i contesti naturali


“Forse ritrovare se stessi al mattino significa riuscire a far collimare, come due parti di un foglio scritto che una sforbiciata aveva separato, immagini e sensazioni che sono esperienza dell’oggi con immagini e sensazioni analoghe che rievochiamo nel ricordo di ieri” (Giovanni Jervis "Presenza e identità").
Il sentimento d’identità coincide con il nostro sé come già descrivevano Wiliam James e Jhon Locke ed è legato alla nostra capacità di ricordare, di rievocare attraverso la memoria. L’atto mnestico tuttavia non sarebbe utile senza la possibilità di un confronto continuo con il reale, con il mondo che abitiamo nel presente. La continuità psicologica, la nostra identità in altri termini, ci viene dal radicamento con il passato, ma in un continuo processo di scambio dinamico con la dimensione quotidiana.



Nella costituzione identitaria personale ci servono rassicurazioni oggettive, il sé si consolida attraverso l’adesione alle cose tangibili attraverso le quali riusciamo a dare continuità e unità alla nostra vita psichica.
Così gli oggetti del quotidiano, la casa, i luoghi familiari, il paesaggio in cui siamo immersi contengono il nostro sé e ci danno stabilità e coerenza. La persistenza di ciò che compone il quotidiano conferma la nostra memoria, la nostra storia donandoci stabilità.
Questo significa che l’identità personale non si compone della sola vita familiare e sociale, ma include anche i luoghi, il paesaggio, i contesti fisici. È quello che Harold Proshansky definisce passato ambientale, il luogo psichico dove sono custoditi i ricordi delle nostre relazioni con i luoghi che hanno influenzato la nostra vita. I luoghi fisici sostengono quindi l’identità personale o il sé nel senso che ognuno di noi in qualche misura necessita di un equilibrio tra l’immagine di sé e il luogo in cui vive.
La place identity è quindi ciò che abbiamo impresso nella nostra memoria in termini di luoghi vissuti. Costituisce il punto d’intersezione tra l’immagine di sé e il luogo fisico in cui si vive. Ciò significa che tra il sé e i luoghi v’è interdipendenza nel senso che l’equilibrio soddisfacente dipende dall’apporto positivo di tutte le componenti identitarie costitutive il sé.
Quando si dice, ad esempio, che il paesaggio ha una funzione identitaria per la persona o per una comunità di persone significa che esso svolge una funzione strutturante l’immagine di sé, che è sintonico con il sé generando armonia. È quella che Proschansky chiama funzione di riconoscimento/significato cioè di un confronto del luogo con il passato ambientale personale.
Le implicazioni sulla vita psichica individuale e collettiva possono essere facilmente intuibili. Il cambiamento attuato nei luoghi, nel paesaggio sono cambiamenti della vita psichica. Un evento catastrofico come un terremoto, ad esempio, può non solo generare un evento di perdita materiale (le persone care, la casa, la macchina), ma sconvolgere la Place identity (l’identità di luogo) cioè incide traumaticamente sugli elementi costitutivi del sé. La concentrazione sugli aspetti materiali è solo un aspetto del problema della perdita. Possiamo dire che forse rappresenta l’aspetto più definito e gestibile dei vissuti di perdita. Invece la perdita dell’identità di luogo sembra avere caratteristiche più profonde e quindi meno suscettibili di un aiuto immediato. Questa funzione psicologica è all’origine di espressioni quali “in questo posto ci sono le mie radici”; “questo luogo è parte della mia anima” e tante altre espressioni di cui la letteratura, la poesia sono ricche.
I luoghi sono parte integrante della psiche o dell’anima come direbbe Hillman perderli configura un lutto, un dolore. Vederli distrutti è una ferita spesso inguaribile che sconvolge la profondità dell’anima.

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