sabato 25 gennaio 2014

Ecopsicologia, uomo e natura

Una originale caratteristica umana è quella di immaginare la natura come qualcosa di esterno alla propria esistenza. Nell’esperienza umana l’ordine naturale e l’ordine umano sembrano camminare paralleli.
Mariano Artigas, sacerdote, fisico e filosofo, sostiene che la “natura non parla .. e .. che nonostante siamo parte della natura allo stesso tempo la trascendiamo”. La capacità umana di trascendere la natura è legata alle sue capacità creative che, secondo Artigas, sarebbero le vie che ci permettono di sentire, interrogare e capire “l’interlocutore muto” di cui siamo parte.
L’uomo quindi, secondo questa posizione scientifico-teologica, tende a trascendere l’ambito naturale e a considerarsi “un essere posto ad un livello superiore rispetto al resto della natura, pur facendone parte”. Nelle potenzialità scientifiche umane Artigas scorge la dimensione spirituale, ritenendo la creatività umana un ponte “tra la creatività naturale e quella divina”.
Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista, da un punto di vista laico, afferma che “nel riconoscimento e nell’accettazione del proprio esser-parte (nella natura), l’uomo trova la sua collocazione e il senso della sua esistenza che è nell’adeguarsi, in quanto parte, all’ordine (kòsmos) del Tutto” (U.Galimberti, Psiche e Techne, Feltrinelli, pag 54).
La facoltà di trascendere la natura evidenzia tuttavia il rischio che le potenzialità conoscitive umane si traducano in una relazione squilibrata con l’ambito naturale. Squilibrio di fatto ben dimostrato dagli effetti dello sviluppo tecnologico che, mentre da un lato ha offerto concrete opportunità di miglioramento della vita umana, dall’altro ha evidenziato potenzialità distruttive o comunque ha legato il miglioramento della vita umana a logiche di dominio della natura.
Nella sua possibilità di essere scienziato, di conoscere il mondo, di trascendere l'uomo rischia di estraniarsi dalla natura. L’uomo che si sente altro dalla natura è un uomo sradicato che non è più consapevole del proprio “esser-parte”, del suo “essere nella natura”. Ciò comporta la strutturazione di una percezione della natura come “altro da sé”, un oggetto esterno, un luogo esterno a se stessi.
La scienza è spesso il riflesso di questo atteggiamento onnipotente che spinge l’uomo a conoscere la natura per sottometterla, dominarla, sfruttarla. L’umanità non può pensare se stessa come se fosse altro rispetto alla natura e i suoi processi. Platone, più di duemila e quattrocento anni fa, rivolgendosi all’uomo, affermava perentoriamente: “anche il piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo e un orientamento ad esso, anche se non sembra che tu ti accorga che ogni vita sorge per il tutto e per la felice condizione dell’universa armonia. Non per te infatti questa vita si svolge, ma piuttosto vieni generato per la vita cosmica” (cit. in U.Galimberti, op. cit., pag.55.)
Platone quindi vede l’umanità come parte integrante dei processi naturali. L’uomo non è chiamato solo ad osservare, studiare, capire la natura, ma anche, e ancor più, a preservarla, a percepirne le risonanze interiori, a sintonizzarsi con il mondo, a sentirsi parte di un più ampio e profondo processo naturale.
Concetti come la “cittadinanza terrestre” di Edgar Morin, di “coscienza planetaria” di Leonardo Boff, di “cervello Globale” di Peter Russel, di “noosfera” o “Mente collettiva” di Pierre Teillhard De Chardin, “l’ipotesi Gaia” di James Lovelock, rappresentano la sintesi più elevata delle teorizzazioni sull’”essere nella natura” dell’uomo.
L’uomo nella natura è un uomo consapevole della ciclicità della vita. Il pensiero ciclico governa la sua esperienza e il suo sentire. Non sente il bisogno di dominare la natura, di renderla schiava, di saccheggiarla perché sa che è parte di un sistema e che nulla può essere fatto senza conseguenze.

Il passaggio da un pensiero “logico” ad un pensiero “eco-logico” è inevitabile. La natura è ciclicità. L’eterno ritorno rappresentato dall’uroboro è il concetto ancestrale della circolarità dei processi naturali. La simbologia ancestrale del cerchio, del serpente che mangia se stesso e si rigenera è ricorrente nella storia dell’umanità. La circolarità domina il mondo della natura. La perfezione, la compiutezza, l’unione, senza fine ne inizio, l’armonia, la pace, l’eternità, l’immutabilità sono rappresentati dal cerchio. L’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche è il tempo ciclico. Quella ciclicità che implica la necessità della morte, differentemente dal tempo della tecnica che invece non è “regolato dalla figura del ritorno, ma da quella del perseguimento del bersaglio anticipato nel futuro … ciò che si ha in vista non è la consumazione, la morte, come nel tempo ciclico, ma il raggiungimento della meta” (U.Galimberti, op.cit., pag.58).
Le attività umane che tendono a collocare l’uomo al di fuori della natura, che lo identificano come essere superiore che può disporre delle risorse naturali senza sentirsi “parte di un tutto” sono foriere di disequilibrio. La politica, l’economia debbono inevitabilmente superare la “linearità” del pensiero e aprire le porte ad un uomo che si sente pienamente e responsabilmente partecipe del il ciclo eterno della vita e della natura.
L’ecopsicologia può essere uno strumento utile in tal senso. Non solo perché è in grado di rispondere alle domande collegate al disagio individuale e quindi ad aiutare l’uomo a stare meglio con la propria interiorità e nei rapporti interpersonali, ma anche a creare a contribuire alla realizzazione della “coscienza planetaria” di cui parla il teologo della liberazione Leonardo Boff.
L’ecopsicologia diventa così ben più di una semplice scuola in ambito psicologico… diventa una vera e propria preparazione alla ‘cittadinanza terrestre’… alla ‘coscienza planetaria’ … ‘all’ecocittadinanza’ (Marcella Danon, Ecopsicologia, Urra – Apogeo srl, 2006, pag 184).



Con lo sviluppo di un legame profondo e nuovo con la natura l’ecopsicologia non solo realizza la consapevolezza di “essere nella natura” da parte degli uomini, ma li aiuta a trovare equilibrio interiore, benessere, salute. L’ecopsicologo ha come compito principale quello di ristabilire una connessione utile e positiva tra uomo e natura e attraverso questo primo obiettivo realizzare il benessere inidividuale.