sabato 4 febbraio 2012

La colonizzazione della mente e lo stile di vita


Colonizzare
Il verbo colonizzare richiama alla memoria l'attività di occupazione e sfruttamento da parte di popoli verso altri. E' un tipo di attività iniziata con la scoperta dell'America e forse mai conclusa. Spagnoli, Inglesi, Francesi, Portoghesi gli Italiani durante il ventennio fascista, hanno varcato militarmente i confini di stati sovrani e pacifici con l'obiettivo di espandere i commerci, sfruttarne le risorse e, in alcuni casi, di schiavizzare una parte della popolazione. In molti paesi africani, sud americani e anche asiatici si parlano lingue europee, si sono adottate giurisdizioni europee, si sono realizzate istituzioni pubbliche uguali o simili a quelle europee. Non è stato un lavoro pulito. I processi di colonizzazione hanno causato sofferenze immani, morti. Distrutto culture millenarie. Seminato odio e rancore razziale. Generato miseria e totalitarismi.
La colonizzazione della mente è invece un'attività contemporanea. E' sottile, invisibile, immateriale. Si tratta di un lavoro di trasformazione dei contenuti mentali umani e della sua struttura che necessita di apparati di comunicazione sofisticati e potenti. I moderni coloni non hanno intenzione di venire materialmente sotto casa a spogliarci, con le armi o con la violenza fisica, dei nostri beni, delle nostre leggi, della nostra cultura. Essi entrano nella nostra sfera mentale personale attraverso strumenti di comunicazione sociale di massa di cui la televisione rappresenta l'esempio più significativo.
In genere siamo portati a sottovalutare l'azione sulla nostra mente dell'apparato comunicativo televisivo. La distrazione di massa del resto è un utile sottoprodotto della colonizzazione mentale. L'abitudine d'uso della televisione ha attenuato la nostra azione critica, in particolare quando la stessa è diventata prevalentemente commerciale, competitiva e strumento di mercato. Quando ha perso il connotato del servizio pubblico.
Questo tipo di strategia neocolonizzatrice agisce sulla costruzione delle immagini mentali, sulla formazione dei concetti, sulla realizzazione delle strutture di pensiero. Agisce sulla struttura neurofisiologica di ognuno di noi, condizionandola. Generare concetti nuovi, immagini nuove, contenuti di pensiero nuovi significa agire sui sistemi della motivazione umana e sulle determinanti comportamentali. Si costruiscono nuove possibilità di scelta e le relative direzioni. Questo avviene in una sostanziale incosapevolezza della persona e secondo modelli che rispondono ad esigenze economiche e di mercato ben precise.
Questi processi avvengono anche nella normalità della vita attraverso la relazione educativa, a scuola, nella vita amicale ecc.. Ma mentre in questi casi i processi sono attivi, cioè i soggetti si relazionano all'interno di codici e mete culturali condivise, consapevoli e intenzionali, nel caso della colonizzazione entra in scena un interlocutore occulto che non si muove dentro codici di condivisione, ma si propone obiettivi di cambiamento della mentalità e dell'immaginario collettivi utili per fini di potere e di silenziosa oppressione.

Generare sentimenti collettivi
Generare paura è stato l'obiettivo degli ultimi venti anni. Il sentimento di insicurezza collettiva è una creatura di questi anni. Fino a due anni fa circa il sentimento di insicurezza veniva alimentato dai media attraverso la narrazione del crimine quotidiano, la spettacolarizzazione consumistica del sangue, della morte.
Da due anni a questa parte è la crisi economica che è al centro della costruzione del sentimento di insicurezza.
Il crimine è sparito. Non interessa più. Non fa più paura. I sentimenti collettivi sono quindi generati, manipolati e utilizzati per finalità oppressive. Tutte le decisioni politiche degli ultimi 17 anni che hanno riguardato la cancellazione dei diritti fondamentali (lavoro, salute, beni comuni, welfare) sono passate attraverso la costruzione collettiva di sentimenti di insicurezza. Così la ragione, la consapevolezza critica hanno lasciato il passo alla delega totale. Le masse hanno accettato passivamente di perdere la rivalutazione degli stipendi o la riduzione degli stessi. Perdono servizi pubblici. Vedono lo stato indietreggiare e perdere pezzi mentre parte della stessa società gode della crisi e se ne avvantaggia.
Nessun politico è stato eletto negli ultimi venti anni per distruggere ciò che era stato prima realizzato con il sacrificio di generazioni. Eppure i rappresentanti del popolo hanno attuato riforme contro la stessa gente che li ha sostenuti con pieno mandato. La gente sembra aver accettato passivamente di essere rappresentata da chi decide contro di essa. L'identificazione con l'aggressore è stata la strada difensiva intrapresa   per controllare la paura, l'angoscia, la rabbia. 
Questi processi di trasformazione radicale dei diritti fondamentali possono essere attuati solo mobilitando nella gente processi psicologici regressivi di massa. Siamo tutti più piccoli, fragili e indifesi. Manifestiamo tutti un bisogno atavico di protezione. Ricerchiamo tutti un padre che ci aiuti e sostenga nella nostra esistenza. La dipendenza dal padre è diventata centrale nella vita collettiva. Il padre decide per noi. Il padre sa di cosa abbiamo bisogno, ci da sicurezza e ci manipola.

Lo stile di vita 
Una possibilità di reazione rispetto a questi processi di infantilizzazione collettiva e di oppressione di massa è rappresentato dall'esercizio critico. L'esercizio critico limita l'azione neocolonizzatrice della mente e mantiene alto il livello di consapevolezza dell'individuo.
l'opera di colonizzazione dell'imaginario puo essere fermata attraverso la scelta di nuovi stili di vita. Lo stile di vita può assurgere a elemento fondante del cambiamento sociale.
Esso è il luogo di convergenza dei comportamenti, motivazioni, aspettative individuali. E' il centro di convergenza psicologica dove la persona si riconosce nella dimensione sociale. E' il volano delle scelte sociali, di consumo della persona. Ecco perchè riconosciamo allo stile di vita individuale il potere di cambiamento o di condizionamento della dinamica sociale.
Ma lo stile di vita, come la personalità, è il risultato di un interazione tra soggetto, cultura e ambiente. La consapevolezza non sempre accompagna il suo sviluppo e il suo consolidarsi. Lo strutturarsi di uno stile di vita è spesso un processo spontaneo e inconsapevole e proprio per questo sintonico con le sollecitazioni ambientali e culturali.
Sono forze colonizzatrici della mente individuale in grado di generare, modificare, mantenere lo stile di vita. Sono inoltre le forze interessate a realizzare stli di vita conformi agli obiettivi economici e culturali.
In ragione della sua rilevanza nel determinismo della vita sociale collettiva ed economica lo stile di vita individuale é al centro dell'interesse del potere economico e finanziario. Lo stile di vita è cioè oggetto di forze esterne alla persona che cercanmo di condizionarlo, modificarlo, controllarlo, alimentarlo. 
Il potere economico/finanziario opera nel senso della costruzione di stili di vita individuali e collettivi sin dall'infanzia. E' interessato alla cotsruzione di stili di vita alimentari, di apprendimento, di gioco, del tempo libero ecc.. E' interessato a modificare il rapporto madre/bambino ad esempio, favorendo il parto cesareo, l'allattamento artificiale. Scardina la convivialità in famiglia evitando che la famiglia si raccolga favorendo un tipo di alimentazione veloce e per lo più solitaria.
Lo stile di vita individuale e collettivo è quindi il baricentro di interessi e forze esterne al cittadino, ma proprio per questo è di per sé arma efficacissima di cambiamento. Occorre trasformarlo in arma di consapevolezza individuale e collettiva. E' opportuno che diventi la bussola per orientare consapevolmente le nostre scelte quotidiane. E' auspicabile che esso divenga il filo in grado di ricondurci all'essenzialità della vita.    

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