domenica 12 febbraio 2012

L'orto e il ritorno della Grande Madre


L'orto appartiene ai posti dove è possibile riappropriarsi del senso della vita. E' un costruttore di significati, un riordinatore della vita. Ospita esseri viventi che necessitano di cura e che ti chiedono di seguirli. Esseri che ti guardano, ti chiamano, ti chiedono un atto d'amore. E' un luogo animato che si unisce all'anima di chi lo abita.
E' un posto che si può vivere profondamente solo attraverso una sensibilità allenata. I sensi sono sollecitati, ma in modo inusuale. Occorre prima prepararli all'essenzialità per relazionarsi profondamente con un ambiente naturale come l'orto. Questo tipo di esperienza si chiama sensualità. Cioè l'esperienza dei sensi in un atto di sublime sintesi degli stimoli che impattano con il nostro corpo.
L'orto ha il potere di raccogliere le persone accarezzandole attraverso il filtro sensuale. Così quando la terra ti sporca le mani senti interiormente un senso di appartenenza cosmica. Dio ti interroga. Il mistero invade l'anima. Puoi sentire una profonda sintonia con l'universo. Quando bagni il terreno trasformi un semplice gesto in amore, in un atto di comunione con il mondo. Avverti la vita che sale che si trasforma generosamente, che ti è vicina pronta ad offrirsi.
La terra archetipica è infatti “base” dove gli esseri viventi ritrovano la sicurezza. La terra personifica il mito della Grande Madre che genera la vita, che accoglie, che sostiene la vita. L'orto è quindi esperienza mitica che permette all'uomo di ritrovare le radici personali e umane. Muovere la terra è un atto che invade l'area della sacralità. Ogni gesto di accudimento della terra corrisponde a ad un movimento della vita psichica profonda. L'esperienza generativa dell'orto tocca il sentimento ancestrale dell'unità che si cela nell'incoscio collettivo sede dell'esperienza archetipica.

fotogramma tratto dal film "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi

   Preparazione del terreno, semina, nascita, crescita, raccolta dei frutti, condivisione e convivialità rappresentano una profonda relazione con il mondo. La terra simbolizza il legame con la madre, con la fertilità, con la generazione
Un tempo queste azioni erano mediate dalla tradizione, dalla cultura e dai riti. L'uomo avvertiva il senso di appartenenza al ciclo della vita e organizzava il senso della sua esistenza in un legame con la terra fatto di gesti, ritualità, passaggi stagionali, posizioni astrali. Bellisima l'immagine che ci ha dato Ermanno Olmi nel film “L'albero degli zoccoli”quando descrive un vecchio contadino che sente l'arrivo della neve ed esce in piena notte recandosi nell'orto per concimarlo con lo sterco di gallina. Poi prepara il semenzaio e lo ripone dentro la stalla. Infine con l'esordio della primavera, insieme alla nipotina, mette a dimora le prime piantine nell'orto.  (vedi la scena del film "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi,1978)  Raccoglierà i pomodori con tre settimane di anticipo rispetto ai vicini.

fotogramma tratto dal film "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi

Oggi l'ingresso dell'agricoltura nella globalizzazione economica ha estraniato il contadino dalle sue radici e dai suoi prodotti. Ha reciso i legami con il senso cosmico dell'esperienza e la pratica del lavoro della terra. Ha prodotto un'alienazione da sé e dal mondo riducendo il lavoro della terra ad un comune lavoro d'azienda spogliandolo della sacralità che lo ha accompagnato da sempre.
La trasformazione del legame tra contadino e terra secondo i canoni della globalizzazione ha prodotto una mutazione genetica dei legami. La terra come madre, come luogo della vita, come sicurezza, come elemento di amore si è trasformata in oggetto di sfruttamento intensivo. Un tipo di rapporto che esclude da se la tradizione, i simboli, l'immaginario, l'idealità.
Il contadino risponde oggi al criterio stabilito dal mercato. Il suo obiettivo è rendere economico il suo lavoro non nel senso della costruzione e stabilità della propria vita, ma secondo criteri economicistici. La figura del contadino è diventata triste, desolata, infelice.

Colori, profumi, carezze, suoni e i sapori. Il lavoro della sensibilità nello spazio delimitato di un orto può essere solo vissuta. I sensi sono sollecitati ad un lavoro delicato ed intenso che tuttavia si avvia solo sulla base di una disposizione personale verso il mondo.
Occorre non confondere tale disposizione naturale a sintonizzarsi con il mondo con la semplice esperienza estetica. Bisogna distinguere tra il piacere che provoca il “bello” e la profondità dell'esperienza ecologica dell'orto.
L'esperienza estetica non implica il coinvolgimento della persona nel ciclo vitale dell'orto. In questo caso la persona vede uno spettacolo. Gioisce della sua bellezza. Ne apprezza in termini emozionali le caratteristiche positive, ma non è parte del ciclo vitale dell'orto. Solo se si è parte del ciclo vitale si vive un esperienza profonda cioè ci si sente pienamente coinvolti e indispensabili.
L'orto è abitare un posto, un luogo, uno spazio di vita. Abitare significa trovarsi, tenere per lungo tempo, trovarsi per lungo tempo. Implica cioè una modalità intima di vissuto che si estende nel tempo fino a costruire una parte fondante della vita della persona.   

sabato 4 febbraio 2012

La colonizzazione della mente e lo stile di vita


Colonizzare
Il verbo colonizzare richiama alla memoria l'attività di occupazione e sfruttamento da parte di popoli verso altri. E' un tipo di attività iniziata con la scoperta dell'America e forse mai conclusa. Spagnoli, Inglesi, Francesi, Portoghesi gli Italiani durante il ventennio fascista, hanno varcato militarmente i confini di stati sovrani e pacifici con l'obiettivo di espandere i commerci, sfruttarne le risorse e, in alcuni casi, di schiavizzare una parte della popolazione. In molti paesi africani, sud americani e anche asiatici si parlano lingue europee, si sono adottate giurisdizioni europee, si sono realizzate istituzioni pubbliche uguali o simili a quelle europee. Non è stato un lavoro pulito. I processi di colonizzazione hanno causato sofferenze immani, morti. Distrutto culture millenarie. Seminato odio e rancore razziale. Generato miseria e totalitarismi.
La colonizzazione della mente è invece un'attività contemporanea. E' sottile, invisibile, immateriale. Si tratta di un lavoro di trasformazione dei contenuti mentali umani e della sua struttura che necessita di apparati di comunicazione sofisticati e potenti. I moderni coloni non hanno intenzione di venire materialmente sotto casa a spogliarci, con le armi o con la violenza fisica, dei nostri beni, delle nostre leggi, della nostra cultura. Essi entrano nella nostra sfera mentale personale attraverso strumenti di comunicazione sociale di massa di cui la televisione rappresenta l'esempio più significativo.
In genere siamo portati a sottovalutare l'azione sulla nostra mente dell'apparato comunicativo televisivo. La distrazione di massa del resto è un utile sottoprodotto della colonizzazione mentale. L'abitudine d'uso della televisione ha attenuato la nostra azione critica, in particolare quando la stessa è diventata prevalentemente commerciale, competitiva e strumento di mercato. Quando ha perso il connotato del servizio pubblico.
Questo tipo di strategia neocolonizzatrice agisce sulla costruzione delle immagini mentali, sulla formazione dei concetti, sulla realizzazione delle strutture di pensiero. Agisce sulla struttura neurofisiologica di ognuno di noi, condizionandola. Generare concetti nuovi, immagini nuove, contenuti di pensiero nuovi significa agire sui sistemi della motivazione umana e sulle determinanti comportamentali. Si costruiscono nuove possibilità di scelta e le relative direzioni. Questo avviene in una sostanziale incosapevolezza della persona e secondo modelli che rispondono ad esigenze economiche e di mercato ben precise.
Questi processi avvengono anche nella normalità della vita attraverso la relazione educativa, a scuola, nella vita amicale ecc.. Ma mentre in questi casi i processi sono attivi, cioè i soggetti si relazionano all'interno di codici e mete culturali condivise, consapevoli e intenzionali, nel caso della colonizzazione entra in scena un interlocutore occulto che non si muove dentro codici di condivisione, ma si propone obiettivi di cambiamento della mentalità e dell'immaginario collettivi utili per fini di potere e di silenziosa oppressione.

Generare sentimenti collettivi
Generare paura è stato l'obiettivo degli ultimi venti anni. Il sentimento di insicurezza collettiva è una creatura di questi anni. Fino a due anni fa circa il sentimento di insicurezza veniva alimentato dai media attraverso la narrazione del crimine quotidiano, la spettacolarizzazione consumistica del sangue, della morte.
Da due anni a questa parte è la crisi economica che è al centro della costruzione del sentimento di insicurezza.
Il crimine è sparito. Non interessa più. Non fa più paura. I sentimenti collettivi sono quindi generati, manipolati e utilizzati per finalità oppressive. Tutte le decisioni politiche degli ultimi 17 anni che hanno riguardato la cancellazione dei diritti fondamentali (lavoro, salute, beni comuni, welfare) sono passate attraverso la costruzione collettiva di sentimenti di insicurezza. Così la ragione, la consapevolezza critica hanno lasciato il passo alla delega totale. Le masse hanno accettato passivamente di perdere la rivalutazione degli stipendi o la riduzione degli stessi. Perdono servizi pubblici. Vedono lo stato indietreggiare e perdere pezzi mentre parte della stessa società gode della crisi e se ne avvantaggia.
Nessun politico è stato eletto negli ultimi venti anni per distruggere ciò che era stato prima realizzato con il sacrificio di generazioni. Eppure i rappresentanti del popolo hanno attuato riforme contro la stessa gente che li ha sostenuti con pieno mandato. La gente sembra aver accettato passivamente di essere rappresentata da chi decide contro di essa. L'identificazione con l'aggressore è stata la strada difensiva intrapresa   per controllare la paura, l'angoscia, la rabbia. 
Questi processi di trasformazione radicale dei diritti fondamentali possono essere attuati solo mobilitando nella gente processi psicologici regressivi di massa. Siamo tutti più piccoli, fragili e indifesi. Manifestiamo tutti un bisogno atavico di protezione. Ricerchiamo tutti un padre che ci aiuti e sostenga nella nostra esistenza. La dipendenza dal padre è diventata centrale nella vita collettiva. Il padre decide per noi. Il padre sa di cosa abbiamo bisogno, ci da sicurezza e ci manipola.

Lo stile di vita 
Una possibilità di reazione rispetto a questi processi di infantilizzazione collettiva e di oppressione di massa è rappresentato dall'esercizio critico. L'esercizio critico limita l'azione neocolonizzatrice della mente e mantiene alto il livello di consapevolezza dell'individuo.
l'opera di colonizzazione dell'imaginario puo essere fermata attraverso la scelta di nuovi stili di vita. Lo stile di vita può assurgere a elemento fondante del cambiamento sociale.
Esso è il luogo di convergenza dei comportamenti, motivazioni, aspettative individuali. E' il centro di convergenza psicologica dove la persona si riconosce nella dimensione sociale. E' il volano delle scelte sociali, di consumo della persona. Ecco perchè riconosciamo allo stile di vita individuale il potere di cambiamento o di condizionamento della dinamica sociale.
Ma lo stile di vita, come la personalità, è il risultato di un interazione tra soggetto, cultura e ambiente. La consapevolezza non sempre accompagna il suo sviluppo e il suo consolidarsi. Lo strutturarsi di uno stile di vita è spesso un processo spontaneo e inconsapevole e proprio per questo sintonico con le sollecitazioni ambientali e culturali.
Sono forze colonizzatrici della mente individuale in grado di generare, modificare, mantenere lo stile di vita. Sono inoltre le forze interessate a realizzare stli di vita conformi agli obiettivi economici e culturali.
In ragione della sua rilevanza nel determinismo della vita sociale collettiva ed economica lo stile di vita individuale é al centro dell'interesse del potere economico e finanziario. Lo stile di vita è cioè oggetto di forze esterne alla persona che cercanmo di condizionarlo, modificarlo, controllarlo, alimentarlo. 
Il potere economico/finanziario opera nel senso della costruzione di stili di vita individuali e collettivi sin dall'infanzia. E' interessato alla cotsruzione di stili di vita alimentari, di apprendimento, di gioco, del tempo libero ecc.. E' interessato a modificare il rapporto madre/bambino ad esempio, favorendo il parto cesareo, l'allattamento artificiale. Scardina la convivialità in famiglia evitando che la famiglia si raccolga favorendo un tipo di alimentazione veloce e per lo più solitaria.
Lo stile di vita individuale e collettivo è quindi il baricentro di interessi e forze esterne al cittadino, ma proprio per questo è di per sé arma efficacissima di cambiamento. Occorre trasformarlo in arma di consapevolezza individuale e collettiva. E' opportuno che diventi la bussola per orientare consapevolmente le nostre scelte quotidiane. E' auspicabile che esso divenga il filo in grado di ricondurci all'essenzialità della vita.