martedì 5 ottobre 2010

I partiti plurali e la solitudine della gente

L'epoca che viviamo è l'epoca della società liquida, senza struttura, come direbbe Zygmunt Bauman. E' la società dell'individuo solo che si muove in un universo sociale pieno di reti comunicazionali potentissime.

La società dinamica e performante è quella simboleggiata dal super manager Sergio Marchionne che afferma di lavorare 24 ore al giorno, di fumare 70 sigarette al giorno, di non fare ferie e di guadagnare circa 465 volte in più di un suo operaio.

Sergio Marchionne è forse il simbolo più chiaro (forse non il solo) della decadenza etica del capitalismo contemporaneo. Un uomo ipertrofico, che esprime una patologia non ancora definita nella nosografia psichiatrica ma che intercetta la stima della gente e quella dei potenti del mondo. E' un uomo tanto sbilanciato che è bastata un maglia a giro collo per dare un senso posato ed umano alla sua vita e alla sua dismisura.

Accanto lui nascono (e muoiono direi) i partiti plurali, usando la terminologia Veltroniana. Il partito plurale è il partito che mette insieme gli interessi di tutti: quelli dei giovani disoccupati, degli anziani, degli ambientalisti, dei lavoratori, degli industriali, degli artigiani, dei professionisti ecc.. E' il partito moderno frutto della globalità, tanto moderno che ha perso la sua specificità rappresentativa degli interessi di parte. Esso non è più opzione, cioè possibilità di scegliere “tra”, ma sempre più strumento di un potere esterno che scrive l'agenda alla politica.

Il partito nel senso classico infatti è il luogo rappresentativo della "parte" e non delle "parti". Di contro il luogo politico delle parti, cioè delle pluralità sociali, è il parlamento dentro il quale dovrebbero verificarsi le sintesi (le leggi) dei processi politici innescati dalle forze in campo. Così sembra indicare la storia, la costituzione ed anche il buon senso. Ma tutto questo è finito, almeno così sembra.

Non esistono più gli operai, i braccianti, i disoccupati. La società sembra aver perso la parte sofferente/perdente. Ci sentiamo tutti cittadini 'medi', liquidi appunto. In Italia l'operazione è durata circa 17 anni. In questo tempo abbiamo colletivamnete effettuato una rimozione della parte oppressa della nostra società. Rifuggiamo il conflitto, la contrapposizione delle parti, la diversità di prospettiva. Avvertiamo pudore per tutto ciò che è struttura nella vita sociale. Il bene comune è divenuto estraneo alla coscienza collettiva la quale asseconda inconsciamente le spinte deregolatrici della politica plurale. Il potere così matura la separazione dalla politica e diviene “extraterritoriale” lasciando le masse senza struttura, senza identità.

Nello stretto paradigma della produzione-consumo i cittadini sperimentano la libertà o quello che rimane della libertà. E mai come in questo ultimo ventennio la politica si è riempita la bocca con questa parola. Ma la libertà quando passa attraverso la politica dei partiti plurali si svuota del suo significato sostanziale e diviene mero sottofondo della nostra solitudine.




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