domenica 18 aprile 2010

La politica della paura



La paura è una narrazione della politica occidentale contemporanea. La politica che non può governare il destino delle masse può consapevolmente agitare la paura profonda e nel contempo prospettare alla gente una presenza paterna che aiuti nel suo fronteggiamento. Si è data così un ruolo. Finalmente direi.
La gente è insicura. Si sente insicura. Avverte la minaccia anche quando il mondo è oggettivamente più sicuro (nel grafico è ben espresso il fatto che gli omicidi in Italia sono diminuiti di ben 12 volte rispetto a 120 anni fa).
l'oggetto fobico è offerto dal sistema di potere. Esso è esterno. Proiettato verso aspetti della realtà individuati dal sistema di potere mediatico (migranti, omosessuali, minoranze)
La paura accompagna la storia dell'uomo "gettato nel mondo" consapevole della morte. In questo concetto è insita l'angoscia fondamentale, la matrice delle nostre sofferenze di uomini.
L'angoscia fondamentale è nella profondità dell'esperienza psichica personale. La sua emersione è legata a eventi di perdita affettiva, lutti, traumi. Eventi che comunque sollecitano la paura della morte.
Il sentimento di insicurezza collettivo è tutto questo. Un collettivo sentimento di scomparsa, di morte imminente che è sollecitata tuttavia per la costruzione del consenso e per organizzare il dominio.
Impaurire e rassicurare è l'arte del politico occidentale moderno. Un politico senza argomenti né visioni della società. Disarmato di fronte alle forze economico-finanziarie sulle quali non può nulla se non servirle.

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