mercoledì 31 marzo 2010

L'acqua bene comune

Lo stato indietreggia e al suo posto avanza il capitale privato globale. La sete di profitto spinge il capitale verso lo stato e si afferma in luoghi della vita sociale prima impensabili. La nuova idea di mercato spiega ogni comportamento, ogni decisione. Il pensiero che lo ispira appare ineccepibile, coerente, logico e solo. La solitudine del pensiero è forse la caratteristica dominante del capitalismo moderno che via via assume forme monolitiche e onnipotenti.
Il capitalismo globale impoverisce la gente, emargina vaste aree della popolazione mondiale, esclude i più dalle attese di una vita normale, ma è capace di autoperpetuarsi senza la necessità di riconsiderare la sua presenza storica (il socialismo reale aveva in sè il germe del cambiamento, tant'è che è scomparso).
Il capitalismo globale è solo e non vive crisi se non come mera caduta del profitto.
Il capitalismo globale è continuamente a caccia di nuovi mercati. Ha un bisogno costante di nuove attività comprese quelle che lo stato gestisce in nome del popolo.
In nome del mercato la nostra classe politica è disposta a concedere gli ultimi spazi di potere pubblico. Così è andata anche per l'acqua. La sorella acqua di San Francesco di Assisi.

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